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Una storia tutta italiana

Festeggia 35 anni di storia la casa di moda fondata da Franco Moschino nel 1983. Moschino presenta in quell’anno la prima collezione femminile e dà ufficialmente inizio alla rivoluzione del made in italy e alla storia della moda.

“Copio e dissacro gli stilisti altrui, racconto quello che succede tentando di capire le motivazioni della gente”, queste parole di Moschino sintetizzano perfettamente la sua visione della moda: uno strumento per riflettere con ironia sulla società. I suoi abiti così variopinti, esagerati, stravaganti riflettono il gusto tipicamente anni ’80 ma ogni dettaglio sulle passerelle Moschino era curatissimo e acquisiva un preciso significato. Franco Moschino amava partire dai classici del guardaroba, come il tailleur per reinventarlo con ironia, gli accessori esagerati, opulenti, ma di materiali tutt’altro che preziosi, le cravatte da uomini d’affari utilizzate per confezionare gonne. Per Moschino in quegli anni essere alla moda voleva dire essere coscienti del male che si può fare alla natura. La natura è meglio della couture. Nell’89 Moschino iniziò a portare sulle passerelle pellicce ecologiche, inaugurando quella che diventerà un’abitudine per altri grandi brand.

Nel 1994 Franco Moschino morì prematuramente all’età di 44 anni, ma l’interesse di Moschino verso la contemporaneità e l’etica della moda è rimasto al centro del brand anche negli anni successivi. Lo stilista americano Jeremy Scott è direttore artistico di Moschino dall’ottobre del 2013 e da allora ha rilanciato Moschino con uno stile che non segue la moda ma la inventa. I principali riferimenti estetici di Scott sono gli stessi di Moschino: i simboli della cultura consumistica. Come ad esempio il logo di McDonald’s come nella prima collezione realizzata per Moschino, le orecchie di Topolino o la scatola di Marlboro rosse trasformata in una borsa che avverte “Fashion kills”, cioè “La moda uccide”.