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Si potrebbe dire che il segreto di una buona collezione risieda nella capacità di creare associazioni visive inattese e bellissime, tra forme, colori e materiali. Ma c’è ben altro, e il Museo Stibbert ne è un validissimo esempio. Collezionare infatti non vuol dire solo mettere in riga oggetti e suggestioni, ma dare corpo ad una personalissima visione del mondo. L’arte di creare una camera della meraviglie è un compito arduo ma, al tempo stesso, estremamente stimolante.
A Frederick Stibbert va quindi il merito di aver creato a Firenze una delle più accurate e affascinanti wunderkammer al mondo per ricchezza e importanza storica. Un grande regalo, non solo per Firenze ma anche per l’umanità, che ci aiuta a comprendere come l’uomo sia prima di tutto un grande artigiano. Anche nell’arte della guerra. Nelle sale del Museo, ricostruito in stile neogotico dallo stesso Stibbert nel 1859, si dispiegano più di 56.000 opere d’arte, per lo più a carattere militare. Stibbert inizia a collezionare prima in modo del tutto casuale per poi concentrarsi sopratutto su costumi, armi, abiti civili, quadri, libri e stampe. Ma i suoi interessi non si fermano qui, anzi si rivolgono anche verso l’Oriente – India, Turchia e Egitto (dove si reca nel 1869 per l’inaugurazione del canale di Suez) – e lo stimolano ad erigere, forse su suo stesso progetto, un tempietto in stile egiziano nel giardino del Museo. Stibbert collezionò questi oggetti durante i propri viaggi, ma si servì comunque di una fitta rete di scambi commerciali e conoscenze che lo tenevano costantemente aggiornato sul mercato antiquario mondiale. Da questo punto di vista la costruzione della sua collezione si basò su una visione internazionale rara per quell’epoca. In questa ricerca febbrile Stibbert fu senza dubbio un personaggio quantomeno insolito per l’epoca, un precursore delle mode che poi si sarebbero diffuse in tutta Europa: si racconta ad esempio di una sua partecipazione con un vistoso costume “armatura inglese del 1370” al corteo storico per i festeggiamenti per la conclusione della facciata gotica del Duomo di Firenze. E del resto la moda fu sempre al centro del suo interesse.

Una sezione del museo è dedicata ai costumi orientali e europei, tra i quali spicca l’abito indossato dall’Imperatore Napoleone per l’incoronazione al Regno. Stibbert non si sposò e non ebbe eredi diretti. Dedicò tutta quanta la sua vita a quello che nel proprio testamento definì “il mio Museo”. In tale testamento espresse la volontà che la propria collezione e la Villa di Montughi a Firenze diventassero un museo (l’attuale Museo Stibbert) aperto al pubblico, ma con la clausola che venisse rispettata l’organizzazione originale, così come da egli stesso pensata e creata.