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I fim iconici incontrano la moda

Nel tempo moda e cinema hanno creato un legame indissolubile: se la prima veste il corpo il secondo ha sempre avuto lo scopo di vestire l’anima. Entrambi usano il mezzo visivo per comunicare creando una sinergia unica: l’uno completa e migliora l’altro.

Questo amore si è consolidato dagli anni ’30 attraverso la figura poliedrica di Adrian, il più celebre costumista cinematografico della storia che seppe dare un tocco glamour ad Hollywood. Le scarpette rosse di Doroty ne “Il mago di OZ” furono solo l’inizio incantando milioni di spettatrici.

Con più di 250 pellicole Adrian vestì le icone più celebri di quel periodo come Greta Garbo, Joan Crawford, Jean Harlow, Marlene Dietrich, Vivien Leigh e Katherine Hepburn.

Fu proprio Marlene Dietrich una delle prime dive ad indossare un paio di pantaloni sovvertendo radicalmente l’idea di femminilità che c’era stata fino ad allora.

Gli anni ’50 furono decisivi per coronare questo connubio, fu infatti nel 1948 che venne costituito il premio Oscar per i costumi, il primo vero riconoscimento del lavoro che sta dietro agli abiti di scena.

Dal 1960 in poi la lista di pellicole che hanno fatto la storia della moda è veramente cospicua, prima tra tutte “Colazione da Tiffany” che consacra il famoso tubino nero di Givenchy come must have di tutti i tempi, e punta i riflettori su l’homewear finto improvvisato come l’iconica camicia bianca da uomo indossata da Audrey Hepburn nelle scene domestiche. Capi semplici che acquisiscono carattere attraverso gli accessori con cui vengono abbinati.

Se fino agli anni ’70 lo scopo della moda era quello di rendere dive le attrici anche fuori dallo schermo, dagli ’80 in poi gli stilisti diventano i portavoce dei registi stessi. Basti pensare a capolavori come “Il Grande Gatsby” in cui lo stile dei personaggi interpreta esattamente la visione decò del regista.

Oggi più che mai l’espressione stessa degli stilisti, per la presentazione delle nuove collezioni, è spesso un vero e proprio cortometraggio attraverso il quale si riescono a trasmettere non solo gli abiti, ma anche la visione che ha portato all’ideazione della collezione. Anche qui i rimandi alla storia del cinema sono molteplici e sembrano voler mettere alla prova la cultura dello spettatore.

Una cosa è certa: moda e cinema continueranno a farci sognare e a contagiarsi a vicenda con la loro arte.