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La mostra al Museum presso il Fashion Institute of Technology

Minimalism / Maximalism è la prima mostra museale dedicata al rapporto storico tra estetica minimalista e massimalista nella moda. Dopo anni volti all’insegna della moda minimalista, ritorna l’auge del design massimalista … ma alcuni capofila della moda già predicono l’imminente ed ennesimo ritorno del minimalismo. Fioccano i dibattiti sull’estetica minimalista contro quella massimalista nelle varie discipline, dalla moda all’architettura d’interni. Eppure, sebbene rappresentino principi opposti, queste due estetiche sono indissolubilmente legate l’una all’altra, così come ai tempi a cui si rapportano.

La storia della moda è un’alternarsi di periodi di eccesso a fasi di moderazione. All’inizio del ventesimo secolo, l’estetica minimalista delle mode aerodinamiche dei periodi di guerra e la maglieria in jersey modernista di Coco Chanel sono nate in reazione alle sagome estreme e alle decorazioni della moda Belle Époque. Il confine tra le mode che consideriamo minime e quelle massime è talvolta confuso. Con il proseguire della mostra verso la seconda metà del ventesimo secolo, ci si concentra sull’ emergere del minimalismo come movimento artistico attraverso i media. Il designer Michael Mott ha rievocato l’approccio riduttivo dell’arte minimalista con un mini abito bianco e nero degli anni ’60, creato per la boutique Paraphernalia. L’abito bianco Space Age di Andre Courrèges allude alla cultura giovanile e all’ottimismo per il futuro; è caratterizzato da una sagoma aerodinamica e una scelta monocromatica tipicamente associati alla moda minimalista. Alla fine del decennio invece, il movimento psichedelico promuoveva un’esperienza sensoriale massimalista (spesso attraverso l’uso di droghe che alterano la mente) trovando espressione nella moda, come si vede in un maxi abito di Thea Porter.

L’estetica minimalista e massimalista fanno appello agli stilisti di tutto il mondo. I cicli della moda accelerano sempre più mentre le tendenze vengono dettate da diverse fonti, dai social media agli “influenzatori”, dai redattori di moda ai blogger. Indipendentemente dall’estetica del design, le recenti collezioni hanno dimostrato che questo non è il momento di indossare abiti sottotono. Nel 2018, il giornalista Alexander Fury descriveva le collezioni primaverili come “isteriche, frenetiche e che si lanciano verso estremi opposti, così come i partiti politici del mondo si sono maggiormente estremizzati. Le collezioni rinviano ad idee post-nazionali, post-storiche e post-internet.” Mentre gli stilisti continuano a ridefinire la moda minimalista e massimalista, la mostra porta i visitatori a esplorare la storia di questa estetica mutevole, perché il passato possa illuminare il presente.