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Un lungo dialogo con la moda

Il nero è il colore per eccellenza della moda con una storia lunga e affascinante. Cromia antichissima, fa parte insieme al rosso e al bianco delle prime tre tinte utilizzate dall’uomo per le pitture rupestri. I colori degli abiti avevano in antichità un significato simbolico molto più incisivo che in epoca moderna, ma potevano anche suggerire significati ambivalenti che dipendevano dalla cultura e dalla geografia. Il nero è da sempre considerato come il colore della morte e del diavolo, ma anche della dignità e della serietà. Anche se nel rinascimento il nero non era associato al lutto, anzi era caratterizzato da tinte scure tendenti al grigio, al verde o all’azzurro cupi.

Nel XVII secolo Isaac Newton dimostra che la luce bianca è composta da uno spettro di sette colori: la scoperta estromette in qualche modo il bianco – e soprattutto il nero – dal sistema cromatico e assegna a quest’ultimo il ruolo di non-colore, questione in parte aperta anche al giorno d’oggi. Dal secolo scorso al giorno d’oggi il nero ha mantenuto l’ambivalenza che lo ha caratterizzato in passato: simbolo di mistero, malinconia, ma anche eleganza e perfezione.

Immancabile il legame tra questo colore e il grande schermo. Rita Hayworth nel film “Gilda” del 1946 esercitava il suo magnetico sex appeal completamente inguainata di nero. Givenchy invece contribuiva alla fama del colore nero grazie alla famosa scena del film “Colazione da Tiffany” dove la scelta del nero è motivata dalla ricerca di eleganza assoluta nell’abito da sera. La figura del ribelle Johnny “il selvaggio”, interpretata da Marlon Brando a cavallo di una moto in jeans e giubbotto di pelle nera diventava invece il simbolo della ribellione americana.

La connotazione legata al lusso, indice di sobrietà, contegno e raffinatezza è il motivo per cui il nero è cosìpresente nelle collezioni di moda. MemorabilI le collezioni di Dolce & Gabbana – che dalla fine degli anni Ottanta imposero il look della donna siciliana tradizionale e nerovestita ispirandosi a Monica Vitti ne: ”La ragazza con la pistola”.