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Ciò che è trendy, soprattutto nel campo del food and beverage, è qualcosa di semplice portato al suo massimo grado di ricercatezza: quello studio accurato dei particolari che fa di un cibo o di una bevanda un’eccellenza.

Finita insieme al XX secolo l’era del fast food, il XI, in cui il vero lusso è il tempo, ci consacra a tutto ciò che è slow: rifiorisce l’interesse per la degustazione, che non si limita all’analisi sensoriale, ma diventa esperienza culturale, meglio ancora se guidata da sommelier professionisti, non più legati esclusivamente al vino. Rituali antichi, come quello del tè, tornano in voga, ma è sempre e solo la cura del dettaglio a fare la differenza.

Photo by: Salim Mustafa, Weston Woodbury, Markus Grossalber

Il tè è la bevanda più antica e la più consumata dall’uomo. In tanti secoli di storia il tè si è frammentato in tante tipologie con innumerevoli sottogruppi, ma tutto nasce dalla foglia della stessa pianta, cambiano solo le tecniche di raccolta, conservazione e preparazione. Affascinante il rituale che accompagna il consumo dell’infuso come il fatto che ogni luogo ha il suo modo di gustarlo: sapore fresco di menta nel torrido deserto nordafricano, corroborante e agrumato in Russia, elegantemente deciso in Inghilterra, dolce e speziato in India. Oggi il tè si presta ad impieghi che esulano dalla tradizione: la sua versatilità lo vede utilizzato in cucina come esaltatore di sapori e profumi, in raffinatissimi drink alcolici e come accompagnamento al pasto, a parità del vino, con abbinamenti consigliati da chef e sommelier.