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Se hai voglia di tuffarti in un blog frizzante e pieno di bollicine, Fashion Politan fa proprio al tuo caso. Tra un Bellini e un Negroni, Lucia Del Pasqua ci porta nello scintillante mondo della moda, visto con i suoi grandi occhi, tutt’altro che noiosi e melensi.

Con il suo sguardo critico e ironico sul mondo fashion, ci regala scatti fotografici di out-fit particolari, idee, suggerimenti, pensieri sulla moda sia femminile che maschile e consigli su prodotti e abbigliamento.

Le sue foto sono originali e i suoi post si leggono con piacere, spesso facendo scappare una risata spontanea, tenendoti incollata allo schermo, tanto sono diretti e dal sapore autentico. Conosce la scrittura, ama la moda e collabora con riviste online e blog.

Lucia è una “fescion bloggher” come si definisce lei stessa, senza peli sulla lingua, con un gusto casual(e) e vagamente retrò. Andiamo a conoscerla meglio.

Quanto tempo dedichi alla cura del blog? E’ un’attività che si può considerare un lavoro?

Moltissimo, tanto che qualsiasi cosa vedo e fotografo quotidianamente finisce sul mio blog, infatti mi porto sempre dietro la macchina fotografica: ogni volta mi dico “non si sa mai” ed ogni volta faccio bene, anche se è diventata una malattia. Raramente metto piede fuori casa senza il mio zaino con la camera dentro. E sì, nonostante per molti sia difficile da credere, è un lavoro a tempo pieno: il blog ha due funzioni, la prima è quella di essere una sorta di CV visibile a tutti, quindi le aziende mi possono chiamare, ad esempio, per creare contenuti editoriali al di fuori del mio blog, la seconda è quello di essere un blog vero e proprio, con contenuti creati esclusivamente da me e per una minima parte dal mio babbo che ha una sezione dedicata.

Perché il tuo blog è diverso dagli altri?

È un blog in cui la protagonista è la scrittura, differentemente dalla maggior parte dei blog che si dedicano soprattutto all’immagine. E’ ironico, alle volte cinico e polemico, altre volte ancora una punta sarcastico, e ancora è romantico e sognatore, diciamo che è come me. È coerente, cerco di mantenerlo tale, perché siamo sinceri, se tu guardi solo al guadagno e alle creme e ai trucchi gratis, il rischio sputtanamento, scusate il termine, è molto alto. E invece un blog dovrebbe avere un senso, uno stile preciso. Insomma le “marchette” andrebbero fatte solo con prodotti che piacciono, e con stile.

Dove nasce l’idea di chiamare le sezioni del sito con nomi di alcolici e cocktail?

Nasce per due ragioni: la prima è che all’epoca ero astemia (adesso è cambiato tutto) e proprio perché sono sempre stata il bastian contrario ho voluto dare un nome al blog e ad alcune sezioni di esso che fosse qualcosa che riguardasse i drink, che all’epoca non mi piacevano (nonostante avessi pure fatto un mini corso di barman), quindi “non mi piaci, ti rendo protagonista”; la seconda ragione è riferita al famoso Cosmopolitan di Sex & City, un telefilm che io ho sempre guardato, ma che ad un certo punto è diventato “troppo”, si parlava solo per citazioni di Carrie o Samantha, quindi anche in questo caso “non mi piaci più, ti rendo protagonista”. Lo so che è una cosa un po’ contorta, ma io sono anche così.

Qual è il tuo stile, l’outfit in cui ti senti di più te stessa, nella vita di tutti i giorni?

Non ce l’ho uno stile ma quello che mi rispecchia più è il mood anni Cinquanta. Vado comunque dai Venti ai Novanta che è una meraviglia. Evito la noia.

Siamo curiosi di sapere quanto sei legata alla moda. Secondo te è possibile seguire la moda senza perdere originalità e stile?

Tutto è possibile. Io con la moda ho un rapporto di amore/odio. Non conosco a memoria tutte le collezioni perché non le guardo tutte una ad una, non conosco tutti nomi di tutti i direttori creativi e odio scrivere di moda in senso proprio, perché una borsa in pelle rossa è una borsa in pelle rossa. Fine. Della moda mi interessa l’aspetto “passionale”, mi interessa innamorarmi di un pezzo, nuovo o vecchio che sia. La moda “commerciale” mi interessa fino ad un certo punto, al contrario degli abiti vecchi, non li voglio chiamare vintage, e mi piace la freschezza dei nuovi talenti. Quindi sì, è possibile seguire la moda senza perdere originalità e stile, basta non farsi lobotomizzare da certi blog e riviste e avere un minimo di voglia di fare ricerca, a partire da Pinterest fino ai mercatini o ai negozi “tradizionali”.

Secondo te, cosa si riesce a comunicare con lo street style? Perché in questo momento è così importante?

Lo street style è morto, spero possa risorgere in una maniera sana. I fotografi scattano solo quelle cinque o sei che fanno il giro delle fashion week, poi che siano vestite bene, ridicole o normali poco importa. In questa fashion week milanese, per esempio, tutti hanno fotografato i maglioncini con scritto “Barbie” di Moschino, gli stessi della passerella. Questo è street style? Fornire le stesse foto con gli stessi abiti e le stesse persone ai siti e giornali? Perché una sconosciuta vestita bene, e non da pagliaccia, non se la calcola nessuno? Sarebbe meglio che facessero una “fashion streestyle week” per chi sta fuori, e una fashion week per chi sta dentro. Il fenomeno sta rasentando il ridicolo secondo me.

Raccontaci la preparazione di uno shooting dalla progettazione alla realizzazione del post.

La location è fondamentale, per questo preparo molti post quando sono in posti esotici, o diversi da Milano (dove non mi vergogno, perché sì, ho il problema che spesso mi vergogno a posare nella città dove vivo), poi è facile: “poso”, fotografo e realizzo post, il cui testo, spesso e volentieri, non c’entra nulla con le foto.

Conosci l’Outlet The Mall? Ci sei mai stata?

Sì, è vicino ad Arezzo, casa dei miei, ovviamente ci ho fatto le mie gite e i miei relativi acquisti.

Devo uscire fuori a cena con un ragazzo che mi piace: aiutami a fare una buona impressione! Cosa mi metto? Come mi trucco?

Non esistono delle regole, sono solo delle invenzioni per poter riempire le riviste. L’unico limite è la decenza, che significa non spacchi o scolli da Bagaglino, neanche tessuti “ignifughi” e abiti da gran galà. Quello che però ci vuole sempre è il rossetto rosso.

Chi è la tua icona di stile?

Ce ne sono tantissime, da Lauren Bacall, Jean Patchett, Kim Novak, Romy Schneider…

Quali sono i brand che ti piacciono di più tra quelli in vendita a The Mall?

Pucci, Valentino e Saint Laurent.

Sei seguita tantissimi lettori: ti senti un po’ un’icona di stile per loro? Che influenza ha questo sulla tua vita di tutti i giorni?

Sinceramente le icone sono altre, io mi vesto mixando abiti griffati con quelli del mercato o solo con gli uno o solo con gli altri, spaziando con diversi stili. Ogni giorno prima di uscire mi faccio un selfie e lo posto su Facebook nella mia sezione “La Rubrica dello specchio di casa Delpa), è molto divertente.

Quali sono i tuoi blog preferiti?

Vado a periodi, adesso sono fissata con questi due: The cherry blossom girl e Lee Samantha.

Raccontaci i tuoi progetti: come ti vedi tra 5 anni? E tra 25?

Tra cinque mi vedo scrivere, esattamente come faccio adesso, magari ritrovare il coraggio (che è un sinonimo di tempo) di iniziare a fare teatro, magari con una famiglia. Tra venticinque idem, mi vedo scrivere, con una famiglia, e con una casa in più dove rifugiarmi ogni tanto, e magari qualche soldo in più per godermi la non più gioventù. Di certo non mi vedo in un’azienda, non sono il tipo.