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Le fashion victim dello stile hipster sono ormai in costante aumento sulla strada e sulle passerelle. Cosa è un hipster? Il termine nasce in America tra il 30 e il 40 e deriva dal gergo del jazz. Si rifiutano le radici per vivere secondo nuove forme di ribellione e a ciò si ispirano i poeti della “beat generation” (Kerouac, Ginsberg, ecc).

Nella società capitalista, l’hipster dà vita ad un movimento aristocratico di disprezzo della passività mainstream. Uomo o donna che sia, è laureato, sofisticato e decadente, si interessa di fotografia, frequenta vecchie aristocrazie che collezionano arte, viaggia nel sud-est, ascolta indie rock, si incontra con un gruppo ristretto di persone, ama il cibo organico a km.0, non disdegna il kitsch, si sposta con la bicicletta a scatto fisso e se la tira senza averne l’aria.

 

Ciò si traduce in un abbigliamento che ricorre al vintage. Il gusto è androgino: Jeggins, jeans skinny e, ultimamente, leggins in ecopelle. In alternativa, shorts abbinati a scarpe rigorosamente basse. Ai piedi le sneakers, meglio se vintage o usurate, e le stringate portate con calze a vista.

Le t-shirt sono oversize e si strizzano sotto chiodi di pelle o giacche di jeans.

Importanti sono gli accessori: occhiali grandi Wayfarer, cappelli di paglia a tesa corta, sciarpe e bracciali in pelle.

A completare il quadro, baffi e barba da pioniere ottocentesco americano per gli uomini e una frangetta folta alla Zooey Deschanel per lei.