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I padiglioni più belli (e più stravaganti) dell’esposizione universale negli Emirati Arabi Uniti

È sicuramente l’evento del 2021/2022. Ancora più atteso vista la posticipazione di un anno causa pandemia. Ma finalmente l’Expo Dubai 2020 – la più grande esposizione universale mai vista finora, con più di 190 Paesi partecipanti – ha preso inizio e andrà avanti fino al 31 marzo 2022.

Opportunità, mobilità e sostenibilità le tre parole chiave di questa edizione, il cui claim ufficiale è “Connecting Minds, Creating the Future”.

Tra i padiglioni alcuni puntano su un’esperienza immersiva, come quello dei Paesi Bassi – al cui ingresso dotano tutti i visitatori di un ombrello su cui poi ‘piovono’ immagini proiettate che scendono dal soffitto – oppure quello di Singapore, un grande giardino sia verticale che orizzontale, dove trovare un po’ di ristoro dal calore di Dubai, così come nel padiglione del Brasile, dove è possibile immergere i piedi in due specchi d’acqua su cui galleggiano piccole imbarcazioni e amache. Passando dall’acqua al deserto, giocano in casa gli Emirati Arabi, il cui padiglione è uno dei più gettonati. ‘Tema Sahara’ anche per la Spagna, la cui struttura ricorda un piccolo villaggio di tende beduine, salvo poi all’interno stupire con installazioni digitali ipertecnologiche. Si apre un po’ come una tenda, il padiglione Israele, completamente trasparente per simboleggiare una società aperta e ospitale. Tra i padiglioni più grandi, come prevedibile, Luce della Cina, ispirato a una tradizionale lanterna cinese, con un’area di 4.636 mq. Ma tra le architetture più spettacolari troviamo il padiglione Sostenibilità, quello del Giappone, con una facciata tridimensionale ispirata alle forme degli origami, Francia, Slovenia e Russia, oltre a quello Italia, firmato dagli architetti Carlo Ratti, Italo Rota, Matteo Gatto e F&M Ingegneria e premiato come miglior progetto imprenditoriale, con un’area di 3.500 mq con una caratterista copertura costituita da tre grandi ‘scafi’, che evocano il viaggio. Un viaggio nella bellezza, di cui si fa ambasciatore un’incredibile riproduzione 3d in scala 1 a 1 del David di Donatello, posizionata all’interno del Teatro della Memoria, madre di tutte le muse.