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Arte e architettura a due passi da The | Mall

“Io ho sempre creduto essere officio di onesto cittadino il mettere in comune cogli altri uomini quelle opinioni che i vari incidenti della vita, il lungo studio ovvero l’ingegno particolare hanno fatto nascere in lui”

Queste sono le parole con cui il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona apre il suo personalissimo trattato sull’architettura, preludio alla realizzazione di un visionario sogno d’oriente nel cuore della Toscana: il Castello di Sammezzano.

Il marchese fu una figura singolare ed eclettica nel panorama dell’epoca, uomo di grande cultura, architetto, ingegnere, esperto di botanica e di lingue antiche, ma anche personaggio politico di grande rilievo e di nobili ideali in un momento delicato per l’Italia nel passaggio del Granducato di Toscana al Regno d’Italia. Un uomo che non cedette mai a compromessi e difese fino alla fine le sue idee rivoluzionarie, che nel tempo però lo spinsero a prendere le distanze sempre di più da un mondo a cui sentiva di non appartenere e ad isolarsi nel suo possedimento di Sammezzano.

In questo luogo collinare che domina il Valdarno, a due passi dal luogo in cui oggi sorge The | Mall, il marchese seppe dare vita ad una personalissima visione del mondo, realizzando un castello ispirato all’Oriente – un oriente immaginario ed eclettico – da cui era stato sempre affascinato pur non avendolo mai visitato. Un miracolo architettonico che incarna tuttora, seppur tra mille difficoltà, un importante messaggio per l’umanità: la libertà d’espressione. Il miracolo “orientalista” si produsse tra il 1845 e il 1855 dando vita a un articolato décor ispirato a vari stili orientali secondo due fulcri stilistici molto precisi e riconoscibili: quello arabo-maghrebino (moresco) caratterizzato da trine e candidi stucchi che richiamano l’Alhambra di Granada; e quello indo-persiano, caratterizzato da vivaci policromie ottenute con l’uso di ceramiche lavorate. La Sala Bianca, la Sala dei Pavoni, il Corridoio delle Stallatiti esprimono alla perfezione questi immaginari eclettici: situate al piano nobile del castello, le sale sono comunicanti tra loro dando origine a un percorso che ricorda una qasba araba o un harem turco-ottomano. L’impianto generale delle sale, così come le decorazioni parietali e i portali d’ingresso, seguono precise geometrie dal carattere simbolico: forme circolari, ottagonali e quadrangolari, arricchite da vetrate policrome, colonne e giochi d’intarsi. L’edificio, chiamato anche castello di luce per i riflessi colorati che produce ad ogni ora del giorno, contiene in se molteplici significati si suppone legati all’esoterismo e alla massoneria, anche se questa tesi non ha mai trovato un vero e proprio fondamento.

Lungo le pareti o sotto gli archi e le finestre si trovano disposte iscrizioni in italiano e latino, molte volte mimetizzate negli ornamenti e nelle geometrie delle sale. Queste frasi, questi segni strani (parafrasando Dante) esprimono meglio di qualsiasi altro ornamento il desiderio di creare un dialogo tra il creatore del castello e i suoi visitatori: sono un invito a scovare un messaggio, scoprire un pensiero e riconoscere un’eredità morale nascosta tra disegni e colori. Nella Sala degli Amanti, così denominata per le iscrizioni di molti protagonisti dell’epica e della letteratura medievale, troviamo le frasi più emblematiche e rappresentative di questa visione del mondo: Est aliquid delirii in omni magno – Ogni persona grande ha qualcosa di folle. Questo è l’insegnamento che più di ogni altro ci aiuta a comprendere come la bellezza possa scaturire solo dal coraggio.

Il capolavoro del marchese prosegue però anche all’esterno, un parco di circa 150 ettari costellato da altre piccole architetture che si fonde alla perfezione con i boschi circostanti. Il parco che circonda la villa fu progettato dallo stesso Panciatichi ispirandosi al motivo paesaggistico inglese arricchendolo di specie botaniche esotiche e rare che l’hanno reso unico nel suo genere, come la Sequoia gigante.

Il castello di Sammezzano, oggi chiuso al pubblico, ci conduce in un ideale e meraviglioso viaggio verso Oriente, un mondo che è anche una porta d’accesso alla creatività del suo ideatore. Questo capolavoro, visitabile solo su prenotazione grazie alla cura e dedizione di un comitato nato per la tutela e salvaguardia del castello, sta affrontando però un lento e fatale destino. L’auspicio per il futuro è che questa meraviglia possa essere salvata e preservata per il suo valore e la sua bellezza diventando un punto di riferimento per tutto il territorio e il Valdarno.