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Il mondo dell’arte visto da Prato

L’appuntamento è di quelli storici, un evento che segnerà il modo in cui vivere e conoscere l’arte contemporanea in Toscana e in Italia. Ad ottobre riapre infatti, dopo un lungo periodo di inattività, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci a Prato con una mostra d’inaugurazione dal titolo “La Fine del Mondo”.

Il futuro quindi. Obsoleto, incerto, senza dubbio. Ma anche pieno di possibilità, di occasioni per comprendere il nostro presente, per stimolare una riflessione lucida sugli scenari che ci circondano. Oltre 50 artiste e artisti internazionali si eserciteranno nel guardare il nostro presente da lontano in una sorta di “esercizio della distanza”. Il pubblico sarà accolto nella nuova ala realizzata da Maurice Nio, sorta di navicella spaziale atterrata da chissà quale pianeta e pronta con la sua antenna a emettere onde o a ricevere messaggi “cosmici”. All’ingresso si troverà di fronte a un’installazione dell’artista svizzero Thomas Hirschhorn: un Break Through, uno sfondamento da cui cadono i cascami di un’altra dimensione. Una volta all’interno sperimenterà la sensazione di vedersi proiettato nel futuro a qualche migliaio di anni luce di distanza da noi, rivedendo il nostro mondo come un reperto fossile. Quel mondo che abbiamo conosciuto dall’origine dell’umanità a oggi, il nostro mondo, ci apparirà dunque già finito, e la sensazione sarà quella di essere sospesi in un limbo tra un passato ormai lontanissimo e un futuro ancora distante.

Il percorso del Centro Pecci raccoglierà interventi di artisti ormai affermati internazionalmente, come Jimmie Durham, Carlos Garaicoa, Qiu Zhijie e Cai Guo-Qiang, fino a opere di artisti ormai appartenenti alla storia dell’arte, come Marcel Duchamp, Pablo Picasso e Umberto Boccioni. Un’esposizione che si dispiega su circa 3000 mq di superficie, in un percorso che rinnova il sistema espositivo tradizionale facendo incontrare le arti visive con la musica, il teatro, la danza, il cinema.

Lungo il percorso espositivo tutte le espressioni e i linguaggi saranno interconnessi: la musica, il teatro, il cinema, l’architettura e la danza non rappresenteranno solo eventi collaterali, ma si snoderanno come momenti integranti della mostra, contribuendo a costruire una narrazione immersiva e coinvolgente. Così, oltre agli artisti, saranno molteplici  le personalità di altro genere, eclettiche e visionarie, che arricchiranno il racconto con il loro contributo: dalla celebre cantante Bjork all’architetto Didier Fiuza Faustino, al drammaturgo e attore Pippo Delbono, fino al musicista elettronico Joakim.