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La storia della moda italiana in Mostra. Pucci, Fendi e Valentino

Una storia, quella della moda italiana, che si intreccia con il mito, sopratutto se ci si riferisce al periodo post-bellico degli anni ’50, comunemente noto come il periodo del boom economico italiano.

Sul profondo legame tra ripresa economica e creatività si fonda la mostra Bellissima – l’Italia dell’alta moda dal 1945 al 1968 in programma a Roma alMaxxi fino al 3 maggio 2015. La mostra, a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi, ritrae la cultura italiana in un momento di creatività straordinaria e fa rivivere al Maxxi vent’anni di moda, in un’esposizione che restituisce le atmosfere e gli stili di un periodo che ha contribuito in modo straordinario a definire il carattere italiano a livello internazionale.

Il titolo si ispira al film Bellissima di Luchino Visconti del 1951 con protagonista Anna Magnani: ma “bellissima” è anche quella parola che in tutto il mondo indica la bellezza femminile, è l’Italian way of lifestyle. La mostra mette in scena una selezione di abiti di una serie di autori che hanno costruito l’identità della moda italiana, evidenziandone temi e tratti distintivi. Dalle creazioni spettacolari che hanno illuminato i grandi balli e i foyer dei teatri accompagnate dalle abbaglianti espressioni dell’alta gioielleria, all’eleganza trattenuta degli abiti da mezza sera; dal grafismo rigoroso del bianco e nero, all’esplosione cromatica – sospesa fra orientalismo allucinato e pop art spaziale – tipica degli anni sessanta; dalle invenzioni per le attrici della Hollywood sul Tevere, agli esiti della sofisticata ricerca formale frutto delle collaborazioni fra sarti e artisti.

Il rapporto dell’alta moda italiana con le industrie tessili è un tema ricorrente sopratutto nelle sue espressioni più riuscite, come l’abbigliamento da giorno, diventa il modo per capire gli sviluppi recenti della moda. A sottolineare la complicità tra arte e moda che ha profondamente segnato quegli anni, gli abiti di Fendi, Pucci, Valentino, Fendi e molti altri, in un dialogo aperto con opere di Lucio Fontana, Alberto Burri, Paolo Scheggi e Massimo Campigli a testimonianza della sperimentazione e della grande vitalità creativa di un’epoca eccezionale.

Creatori che utilizzano il progetto dell’abito come spazio di riflessione sui linguaggi della contemporaneità e che coltivano il dialogo con gli artisti per trasformarsi in interpreti visionari delle forme del loro tempo. Riconoscendo così agli autori della nostra alta moda la messa a fuoco di quel prêt-à-porter di lusso ancora unico e irripetibile.